La prima edizione del premio Italia-Israele è stato infatti assegnato a Matteo Salvini, in una sala della Camera, e scoppia la polemica.
Una rete di associazioni vicine a Gerusalemme riconosce il vicepremier come "miglior amico di Israele in Italia" e premia le sue "posizioni coraggiose e spesso di rottura", pro Israele "anche nei momenti più difficili", spiega. Il leader leghista accetta "onorato" e un po' imbarazzato per le lodi - "In medio stat virtus", si schernisce - ma ammette che è un premio "non comodo". Poco dopo, le polemiche.
Pesa la convinzione espressa da Salvini, durante la cerimonia, sul cessate il fuoco tra Israele e Palestina: "Può avvenire domattina con la restituzione degli ostaggi, la scelta è solo e soltanto di Hamas". Il ministro aggiunge l'auspicio che non siano più coinvolti i civili ("Nulla c'entrano") ma non ha dubbi: "E' folle mettere sullo stesso piano una realtà democratica e pacifica e una terroristica che nello statuto punta alla cancellazione dello stato di Israele". Interpellato sul caso il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, risponde un po' seccato: "Io non devo commentare i premi a Salvini".